News Novembre 2017

Anche la Padova Marathon aderisce al BlackFriday!

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Si arricchisce il Charity Program dell’evento in cartellone domenica 22 aprile: 22 le onlus che saranno al via con una propria squadra. Tra le novità il “Premio Rete del Dono” per le associazioni più attive. Il presidente di Assindustria Sport Leopoldo Destro: «L’obiettivo è quello di raddoppiare i 30 mila euro raccolti nella scorsa edizione»


Nel 2017 sono stati raccolti più di 30 mila euro per i progetti di solidarietà in occasione della Padova Marathon. E per l’edizione 2018 il Charity Program si amplierà ulteriormente. Saranno infatti 22 le onlus coinvolte come partner dell’evento in cartellone domenica 22 aprile, quattro più dell’anno scorso e ben 17 in più rispetto alle 5 dell’edizioni 2015. La corsa solidale della Padova Marathon scatta… già da oggi, per dare la possibilità ai podisti di partecipare nel numero maggiore possibile a una delle prove (la gara principale che partirà dallo Stadio Euganeo, la Mezza maratona al via da Abano Terme e le Stracittadine in Prato della Valle) associando alla propria sfida sportiva una sfida solidale, correndo e raccogliendo fondi a favore di una buona causa.

Per i podisti partecipare al progetto è semplice. Il modello si basa sul personal fundraising: ogni organizzazione s’impegna a raccogliere fondi tramite il coinvolgimento di maratoneti, che a loro volta diventano ambasciatori di una buona causa e si attivano attraverso una rete personale di amici e parenti. Al momento dell’iscrizione basterà scegliere per quale non profit correre, diventando così suo “ambasciatore” e avviando una raccolta online sul sito di Rete del Dono a sostegno del progetto solidale promosso.

Fra le novità della prossima edizione i premi ai primi tre singoli fundraiser, a cui sarà riconosciuta l’iscrizione gratuita per la prossima edizione della Padova Marathon, e l’istituzione del “Premio Rete del Dono”, destinato alle prime tre onlus che abbiano superato i 15.000 euro di raccolta fondi sul portale di Rete del Dono: 1.500 euro saranno assegnati alla prima associazione che abbia superato i 15.000 euro, 1.000 euro alla seconda, 500 euro alla terza.

Diverse fra le onlus presenti hanno già individuato un progetto specifico da abbinare all’evento, quelle che ancora non l’hanno fatto lo indicheranno nelle prossime settimane scegliendo un proprio testimonial che le rappresenterà ufficialmente. Sono: AICE; AIL Veneto - Sezione Padova; Amici di Adamitullo (“Corri con Amici di Adamitullo 2018”); Città della Speranza; Un Cuore un Mondo; CUAMM; De Leo Fund; VIMM - Fondazione Ricerca Biomedica Avanzata; Associazione Genitori Attenti (“Prevenzione alle dipendenze”); Gruppo Polis (“Casa Viola”); NF Italia Onlus (“Diamo la parola ai bambini”); Malattie Rare p63 Sindrome EEC International (“C.S.M.R. - centro servizi malattie rare”); Piccoli Punti (“Ferma il #melanoma 2.0”); Team For Children (“Nella Teen Zone non solo terapie ma momenti di vita”); Associazione Luca Ometto; Giovani e Cuore Aritmico - Geca (“Una squadra per la vita”); Fondazione Salus Pueri (“Rinnovare la strumentazione tecnica della Suite Endoscopica della Pediatria di Padova”); Progetto Itaca (“Per la mente, con il cuore. Mettiamoci al lavoro”); Associazione Noi e il Cancro - Volontà di Vivere (“GIO.I.A. di VIVERE - GIOvani In Ascolto”); Casa Priscilla (“Ristrutturazione della nuova struttura in via Vlacovich a Padova”); Soroptimist International Club (“SI sostiene donne@lavoro”); Associazione Zia Francesca.

«Per noi la maratona non è “soltanto” un grande appuntamento sportivo, ma un punto di riferimento per la città e la provincia, nonché una prestigiosa vetrina per le migliori eccellenze del territorio. E l’esempio più fulgido a riguardo è proprio quello delle charities. Sulla scia degli ottimi risultati raggiunti lo scorso aprile, abbiamo voluto ampliare ulteriormente la nostra proposta, supportando così un maggior numero di associazioni. L’obiettivo è ambizioso: vogliamo almeno raddoppiare i 30 mila euro raccolti nella scorsa edizione», sottolinea Leopoldo Destro, presidente di Assindustria Sport, la società che organizza l’evento. «È un progetto a cui crediamo fortemente e che spero consentirà alle varie associazioni di realizzare qualcosa di importante, come è accaduto nel 2017».

Un’iniziativa che la Nuova Provincia di Padova ha accolto con entusiasmo: «La nuova edizione della Padova Marathon» ha detto il consigliere provinciale delegato Vincenzo Gottardo, «è alle porte e i numeri sono ogni anno più importanti, soprattutto per quanto riguarda la solidarietà. Il significato è proprio quello di mettere questa grande impresa a disposizione degli altri. Solo con l’impegno e la determinazione infatti si possono ottenere importanti risultati e in questo caso i progetti in cantiere sono moltissimi e tutti meritevoli perché serviranno a sostenere le persone più deboli. La Maratona ha catalizzato negli anni le migliori energie del territorio, unite dal comune intento di dare un’immagine efficace di quanto di meglio possiamo offrire in termini di sport, accoglienza, natura, cultura e solidarietà».

«La Padova Marathon» ha detto Diego Bonavina, Assessore allo Sport del Comune di Padova, «è un grandissimo evento e noi siamo pronti a sostenerlo con enorme entusiasmo. Il coinvolgimento sempre più numeroso della charity rende il tutto ancora più fantastico, vuol dire che la gente ci crede ed è partecipe. Sport è integrazione, prevenzione, salute, ma anche solidarietà. L’amministrazione comunale è felice quindi di partecipare a questa grande manifestazione che consentirà di costruire insieme splendidi risultati».

Il progetto si appoggia a Rete del Dono, piattaforma per la raccolta di donazioni online a favore di progetti d’utilità sociale. In collaborazione con gli eventi sportivi Rete del Dono coordina il Charity Program aiutando di volta in volta runner e ciclisti ad associare alla sfida sportiva quella solidale e a raccogliere fondi. Dalla nascita del portale a oggi, tramite Rete del Dono sono stati raccolti fondi per oltre 4,9 milioni di euro, in gran parte grazie all’impegno di tanti sportivi solidali che si sono attivati in prima persona dedicando le loro imprese alla solidarietà.

È stato svolto dai ricercatori del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione con lo scopo di analizzare la psicologia del runner. È la prima ricerca che mostra la relazione tra l’intelligenza emotiva e la performance finale dei podisti impegnati in corse di resistenza


Come vengono affrontate l’ansia e la fatica che caratterizzano la corsa di resistenza? A questa domanda ha risposto lo studio effettuato da un team di ricercatori del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell’Università degli Studi di Padova, svolto in collaborazione con Assindustria Sport Padova. I dati - raccolti attraverso più di 700 questionari compilati durante l’Expo della Padova Marathon 2017 nei giorni immediatamente precedenti alla competizione, e successivamente elaborati e rapportati ai rilievi cronometrici ottenuti in gara dai podisti - sono ora disponibili.

I ricercatori hanno messo a punto un questionario nel quale ai partecipanti è stato chiesto di riportare la loro preparazione in vista della gara ed esperienza sulla distanza che avrebbero percorso durante la competizione (21Km o 42Km). Successivamente sono stati misurati l’ansia di tratto, ovverosia la predisposizione individuale a provare ansia, e l’intelligenza emotiva di tratto, ovverosia la predisposizione individuale a conoscere, individuare e regolare le proprie emozioni. Infine sono state misurate alcune variabili demografiche come il genere e l’età degli atleti che hanno partecipato allo studio.

«La letteratura psicologica dimostra che l’ansia può ridurre la performance degli atleti poiché “consuma” le loro risorse cognitive facendoli concentrare eccessivamente sulle proprie preoccupazioni piuttosto che sull’esecuzione del gesto atletico», sottolineano il dottor Enrico Rubaltelli e la dottoressa Irene Leo, responsabili scientifici dello studio. «Nella corsa di resistenza, in particolare, l’ansia può portare a una perdita di concentrazione quando lo sforzo diventa particolarmente intenso durante la fine della gara e a una conseguente incapacità di sostenere il ritmo desiderato. Da questo punto di vista, ricerche precedenti hanno mostrato che persone con alta intelligenza emotiva di tratto sono più capaci di regolare le proprie emozioni: per esempio, hanno una disposizione meno marcata a provare ansia e vedono le difficoltà come sfide. La ricerca in campo sportivo ha mostrato che runners con alta intelligenza emotiva di tratto hanno una tendenza a provare emozioni più positive sia prima sia dopo una ultra-maratona. Nonostante la letteratura mostri un effetto dell’intelligenza emotiva di tratto sulla gestione delle emozioni nello sport, nessuna ricerca è andata a verificare se questa relazione ha un effetto sulla performance finale degli atleti impegnati in corse di resistenza come la maratona e la mezza maratona. Il nostro studio è stato quindi il primo a cercare di dare una risposta a questa domanda».

I risultati hanno mostrato che, controllando per variabili demografiche e livello di allenamento degli atleti, l’intelligenza emotiva ha un effetto sul tempo finale di gara per entrambe le distanze studiate. Nel caso della mezza maratona (sulla base delle risposte a 435 questionari), è emerso che i runner con un’intelligenza emotiva di tratto più alta hanno una minore predisposizione a provare ansia e ottengono un tempo finale più veloce. L’effetto dell’allenamento è statisticamente meno determinante rispetto alle variabili psicologiche, ovverosia l’effetto dell’intelligenze emotiva nel calmierare l’ansia degli atleti permettendogli di correre più veloci. In altre parole, a parità di allenamento arriva prima chi ha un’intelligenza emotiva di tratto più alta (e una minore predisposizione a provare ansia).

Nel caso della maratona (292 questionari), è risultato meno determinante il ruolo dell’ansia e più importante il livello di preparazione degli atleti (un risultato non sorprendente considerando che per correre i 42Km serve una preparazione decisamente superiore ai 21Km). Tuttavia, il modello statistico ha mostrato che, per la distanza della maratona, sia l’allenamento sia l’intelligenza emotiva di tratto influenzano il tempo che i runner pensano di poter fare prima della gara. A sua volta chi pensa di poter correre più veloce effettivamente conclude la gara in un tempo più veloce. «Questo risultato è già di per sé sorprendente perché in numerosi casi le persone tendono ad avere un’eccessiva fiducia nelle proprie capacità e ci si sarebbe potuti aspettare una tendenza a sovrastimare il proprio grado di preparazione. La cosa più interessante è però data dal fatto che non basta allenarsi molto per pensare di poter fare un tempo migliore (e per riuscirci) ma serve anche la componente mentale che permette, controllando i dubbi della vigilia, di credere nelle proprie potenzialità e di riuscire a realizzarle nel momento in cui lo sforzo diventa più intenso mettendo a rischio il risultato finale» sottolineano il dottor Enrico Rubaltelli e la dottoressa Irene Leo.

I ricercatori del Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione stanno attualmente organizzando una nuova serie di studi di laboratorio dove i runners correranno indoor e dove sarà possibile analizzare in modo continuo la loro performance aggiungendo parametri fisiologici a quelli psicologici. Inoltre, sulla base di questi fondamentali risultati, ottenuti grazie alla collaborazione con Assindustria Sport Padova, i ricercatori stanno sviluppando un programma di allenamento mentale e di sviluppo dell’intelligenza emotiva di tratto per sportivi (denominato Emotional Running), che si dovrebbe tradurre in una migliore prestazione in termini di tempo finale di gara.


Nella foto la partenza della Padova Marathon allo Stadio Euganeo