SALVATO DALLA VELOCITA’ DEI SOCCORSI

Vittima di un infarto mentre stava correndo a Padova la Maratona S.Antonio, Franco Scapin racconta la sua storia a lieto fine: «Ho avuto paura ma 20 minuti dopo essermi accasciato ero già in sala operatoria nel Centro Gallucci. Ringrazio gli organizzatori, il Suem 118 e la Protezione Civile per la tempestività». Il dottor Andrea Spagna: «Lungo il percorso avevamo oltre sessanta medici e infermieri e sedici mezzi pronti all’intervento»

Tra le tante storie legate all’ultima edizione della Maratona S.Antonio, quella di Franco Scapin colpisce più di tutte. Perché è una vicenda che termina con il lieto fine ma che poteva risolversi in una tragedia. Al via della gara dello scorso 17 aprile, Scapin è stato infatti colpito da un infarto mentre era all’altezza del ventottesimo chilometro, in località Fiumicello. Prontamente soccorso, Franco può ora raccontare la sua avventura col sorriso e ricordare a tutti quanto sia importante tenersi sotto controllo per quanto riguarda la propria salute, sottoponendosi a regolari visite medico-sportive.

«Mi sono accasciato a terra con forti dolori al petto e al braccio, sentendo molto freddo – ricorda Scapin dal Centro Gallucci di Padova, in cui si trova per ulteriori accertamenti – Subito mi è venuta incontro una signora della Protezione Civile che ha capito al volo qual era la situazione e ha allertato il Suem 118. Nel giro di cinque minuti mi sono ritrovato in ambulanza e nel giro di 17 o 18 minuti ero già in sala operatoria: mi hanno trasportato al Centro Gallucci dove sono entrato con un codice rosso. L’intervento, tramite sonda, è durato in tutto un’oretta. Confesso di aver avuto paura, in quei momenti: mi sono passati davanti i volti delle persone care e in particolare quello di mia moglie Beatrice, che mi è sempre stata vicina. Per questo, quando ho visto che ce l’avevo fatta, ho voluto subito telefonare a Silvana Santi di Assindustria per esprimere la mia riconoscenza per la tempestività dei soccorsi. Tramite lei ho voluto ringraziare tutti: dalla Protezione Civile, che aveva volontari a pochi centinaia di metri l’uno dall’altro lungo il percorso, come capita raramente di vederne nelle altre maratone, al personale medico che mi ha salvato la vita. Se tutti non fossero stati così pronti non sarei qui a raccontare quello che mi è successo».

Scapin ha 53 anni e vive a Castelfranco Veneto. A Padova aveva già corso nella passata stagione «ma volevo esserci anche quest’anno per provare il nuovo percorso. Tutto è andato bene sino al venticinquesimo chilometro, tant’è che ricordo di aver preso una bottiglietta d’acqua al rifornimento. Poi, degli ultimi tre chilometri della mia gara conservo solo qualche immagine confusa e la sensazione di avere qualcosa che mi pizzicava al petto. Sin qui ero sempre stato bene: solo venti giorni prima avevo corso anche a Treviso. Al momento sono ancora sotto osservazione per via di una lieve aritmia cardiaca ma credo che questa settimana potrò rientrare a casa».

Protagonista in positivo del racconto è ovviamente il personale sanitario impegnato, guidato dal dottor Andrea Spagna, direttore della centrale operativa Suem 118 Padova, e da Marilena Greggio, coordinatrice infermieristica. «Seguiamo la Maratona S.Antonio dalla prima edizione – spiega il dottor Spagna – con una principale preoccupazione: essere pronti a intervenire il più tempestivamente possibile, perché, per i casi più seri come quello che ha interessato il signor Scapin, proprio la rapidità dell’intervento è fondamentale per ridurre al minimo il possibile danno. In tutto avevamo disseminate lungo il percorso 12 ambulanze, 2 automezzi e 2 unità medicalizzate in scooter, pronte a mettersi all’opera a seconda della gravità del problema, con una sessantina di persone tra medici e infermieri e un punto medico allestito anche in Prato della Valle, grazie alle tende predisposte dalla Protezione Civile. Nel caso in questione, nell’ambulanza era presente il personale medico dell’ospedale di Camposampiero che ha subito diagnosticato l’occlusione dell’arteria e l’infarto, decidendo per il trasferimento alla sala emodinamica del Centro cardochirurgico Gallucci, dove Scapin è stato operato d’urgenza. In genere, la maggior parte degli interventi che effettuiamo nel giorno della Maratona sono legati all’affaticamento, al caldo e alla disidratazione e riguardano problemi che possono essere risolti sul posto. Occorre però essere pronti a qualsiasi emergenza: proprio per questo nelle scorse settimane abbiamo studiato attentamente il nuovo percorso, per valutare dove dislocare i mezzi per agire nel più breve tempo possibile».

Nella foto (Photosprint) Franco Scapin alla Maratona S.Antonio del 17 aprile